I barcascontri del Taman Negara

Per sentirsi veramente wild c’è da andare una volta nella giungla. Mi riferisco alla rain forest, quella foresta intricata e intrisa di umidità che si trova solo a livello delle equatore. E non importa che tu sia tigre o varano:

giunto fin lì dovrai comunque salire. Sì, cammminare in salita perchè la giungla si impenna e precipita all’improvviso con pendenze intense e non è in pianura come nel Kerala indiano o come immaginavo io, guardando passeggiare Mowgli e Baloo. Sicuramente per questo hanno inventato le canopy walkaways, ossia delle passerelle sospese che vanno di albero in albero. Si snodano come un grosso anaconda e permettono di spostarsi rapidamente. Peccato che siano fatte per i visitatori e non tanto per gli indigeni. Poi ci sono anche le liane comunque, c’è tutto: le piante medicinali da strofinare, le formiche grandi come un dito del piede, le resine appiccicose con cui gli indigeni incollano i pezzi delle cerbottane. Per evitare tutte queste insidie, allora, che c’è di meglio che camminare a 45 metri di altezza, IMG_0252strisciando come gatti di città cauti, che prima saggiano la grondaia? Questi sono solo i pochi pericoli che ho trovato io sul mio cammino, facendo un mini percorso per turisti. Però, se uno volesse, nel Taman Negara può fare un trekking di due giorni che prevede circa 15 ore di cammino e dormire in una spelonca circondati da ragni, serpenti e porcospini dagli aculei giganti, tenuti lontani solo dal fuoco. Poi in teoria qui vive anche qualche esemplare di tigre malese ma nessuno (grazie al cielo) l’ha mai incrociata e bisognerebbe andare a Sabah nel Borneo settentrionale per coglierla sul fatto. Diciamo che io, a differenza dei miei amici, ho preferito vivere la giungla come un lunapark per non impressionarmi troppo, e sono andata persino sui barcascontri che sfrecciano pieni di viaggiatori in mezzo alle rapide lente.

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Il fiume, infatti, ha una forza molto limitata in questo punto e se ci siamo inzuppati fino al midollo è solo perchè i barcaroli burloni tentano di dare un di più alla traversata che conduce ai villaggi indigeni. Questi ultimi starebbero alle tribú cattivissime del Borneo centrale (quelle che mangiano la gente) come i gitani stanno agli zingari Rom. Trasposta ad altre latitudini e costumi è un po’ la stessa filosofia: rifiutare qualsiasi integrazione con la comunità attigua e stare lontani dal progresso per vivere da nomadi ed in piena libertà. È affascinante vedere come in un mondo dove tutti hanno tratti marcatamente cinesi, questi ragazzi assomiglino di più ai negri dell’Africa.

Chi guarda i documentari sicuramente ne sa più di me, ma io sono rimasta molto colpita dalla simulazione di caccia con le cerbottane, dai proiettili avvelenati e anche da come accendono il fuoco. E’ vera la cosa che ci raccontavano da boyscout, anche non siamo mai riusciti a farlo: alle equatore ci sono dei legni che strofinati opportunamente fanno scaturire il fumo in pochi istanti. Il legno meranti con il rattan, nella fattispecie, che molti di noi conoscono solo nell’utilità delle sedie da giardino Ikea. Di sedie qui non ce ne è traccia sotto le tettoie: usano il suolo per dormire e per sedersi, però, e non me l’aspettavo, indossano tutti le ciabatte. Contraddizioni come quella di fare della giungla un parco giochi, se vogliamo, o il fatto che ogni “uomo”della tribù debba essersi costruito una di queste armi da caccia e aver già imparato tutto sul veleno dell’ipoh a soli dieci anni. So che avrei potuto addentarmi di piú nella mia visita alla giungla ma per una volta mi sono accontentata del baraccone all’ingresso e delle attrazioni di facciata. Forse per il sentore del Sogkran imminente o per il caldo che trasudo dai vestiti mi godo i gavettoni dei vicini di barca: cercherò quale albero sia l’ipoh dalla tranquillità della poltrona di un ostello stavolta. La città e la tecnologia, forse quando mi sento indifesa di fronte alla grandezza della natura, mi richiamano a sé.
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I barcascontri del Taman Negara diAlessia Biasatto è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Tripadvisor: efficienze e deficienze di un social media

Tripadvisor: efficienze e deficienze di un social media

Fino a pochi anni fa, quando il sistema di review on line non era ancora così sviluppato, avere una guida turistica da consultare, all’inizio di ogni viaggio, era pressochè obbligatorio. Questi 25-30 euro li spendevamo volentieri, anche per avere sullo scaffale un ricordo di quella bellissima avventura. A me manca un po’, sinceramente, e non perchè questi libretti fossero di immensa qualità, ma perchè l’equivalente on line non è ancora di un livello decente ed è diventato una specie di facebook in cui non sai più che pesci pigliare. E’ vero che ormai abbiamo mappe offline da scaricare che fuoriescono dalle tasche, ma quello che manca è una critica che si impegni per essere obiettiva, fatta da persone competenti. Mi riferisco a Tripadvisor, prevalentemente, che sta creando una specie di monopolio e sembra un satrapo che amministra il bene ed il male nelle proprie province, attribuendo ori e ricchezze in maniera populista. Mi spiego: in primo luogo non è accertato che il voto della maggioranza sia indice di qualità. Ad esempio in Tailandia mi è capitato di snobbare per anni la sala del trono e il museo dei gioielli della Corona perchè erano recensiti da chi li vedeva “pacchiani” o peggio come un’accozzaglia di cose o una disneyland del sud est asiatico. Leggendo un commento focalizzato sulle orde di cinesi che la assaltano e sulle strettissime (ma giuste) misure di sicurezza, stavo quasi per saltarla anche stavolta. Questo perchè spesso uno si legge gli ultimi tre commenti, ed essendoci gran quantità di americani che vedono magnifica anche la nuda pietra su cui si sedette George Washington, è molto più ricettivo di fronte alla negatività.

Invece, il palazzo reale di Bangkok è davvero un tesoro di gran valore, non solo per tutto l’oro cesellato che contiene sotto forma di troni e baldacchini, ma anche per gli arazzi di seta, le cui sfumature di rosa non trovano eguali in altre opere su tela. Lo stesso vale per il tempio di Loha Prasat unico nel suo genere perchè sembra un castello con guglie, su vari ordini di altezze, ma nessuno se lo fila perchè tutti affollano la più recensita Golden mountain, a pochi passi.

Si potrebbe obiettare che, guardando il grafico del giudizio dei lettori, ci si fa comunque un’idea veloce e verisimile della situazione. Beh, io risponderei che è vero solo in parte, perchè generalmente i delusi e frustrati si impegnano a scrivere più delle persone contente, che ronzano in giro a vedere altro. E poi ci sono nazionalità più proattive di altre: un esempio ne siano i viaggiatori asiatici, che scrivono un sacco, soprattutto sugli alberghi, e se leggete bene hanno canoni molto diversi dai nostri. Ricordatevi che sono loro quelli che poi imboscano nelle stanze il puzzolentissimo frutto Durian nelle camere d’hotel, ruttano e scoreggiano liberamente a colazione, e poi magari rompono le scatole per iscritto perchè dalle finestre si sente il rumore della strada.

Oltretutto Tripadvisor non pubblica tutte le recensioni. Parlo per esperienza personale, perchè anch’io una volta, in India, sono stata una frustrata che ha rischiato il pestaggio in un ristorante e voleva vendicarsi chiamando il paladino della giustizia Tripadvisor. Beh, ho scritto una recensione sul ristorante di Fort Kochin dove andai a dire che avevo la febbre e che avevo bisogno di ordinare piatti preparati con ingredienti non piccanti, per non peggiorarla. Sono stata trattata come una lebbrosa: il proprietario, che io pensavo scherzasse, mi ha iniziato a urlare di tutto in inglese dicendomi che nel suo ristorante non voleva gente malata e brandendomi contro un bastone. Ok ho sottovalutato una differenza culturale sfavorevole ai bisognosi ma, trattandosi di un ristorante che si fingeva italiano, era chiaro che avrebbe sicuramente attirato altri connazionali, malcapitati come me.

Me la sono data a gambe anche perchè stava iniziando a fare buio e in India nemmeno la polizia ti aiuta, in certi casi. Appena arrivata a casa, tuttavia, ho provato a scrivere una recensione, non offensiva, semplicemente che riportasse i fatti. Beh, sappiate che non me l’hanno mai pubblicata, o voi che credete ciecamente in Tripadvisor. Dopo anni di analisi ho la convinzione che Trip sia un po’ come il Grande Fratello: spesso non vincono quelli più bravi e che suscitano meno emozioni. Per essere primi in classifica bisogna semplicemente cercare di non stare antipatici a nessuno, soprattutto alla concorrenza, che ti puo’ far crollare nel ranking anche con una sola critica pessima e tendenziosa, ma pubblicabile. Per il resto cercate siti alternativi, anche se poco noti, soprattutto che siano affini ai vostri interessi.

Indonesia senza filtro

Indonesia senza filtro

l paradiso dei surfisti. Avevo etichettato Bali in questo modo, perché i conoscenti tornati dall’isolotto indonesiano erano quasi tutti bellimbusti lampadati che avevano visto solo la sconcertante capitale Denpasar, famosa per un mercato di animali strani, e la spiaggiona dalle dolci onde di Kuta, diventata oggi la mecca del surf. Continua a leggere Indonesia senza filtro

Guida pratica per sopravvivere al piccante in Oriente

Parlando di emorroidi arriva un momento in cui uno si chiede: ma come fanno a scamparle nel continente delle spezie e dei bazar? Come è possibile, almeno nella parte di India ed Indocina, che nessuno accusi il problema e continuino imperterriti a mangiare piccantissimo? Sì, perchè scelta in realtà non ce ne è; o mangi questa minestra o salti dalla finestra. Un mio amico che lavora all’ICS (Cosorzio italiano di Solidarietà) mi diceva che i rifugiati provenienti da Afghanistan e Pakistan, vanno dal dottore un giorno sì e un giorno no per l’annoso problema. Continua a leggere Guida pratica per sopravvivere al piccante in Oriente

Cambodian blues

Cambodian blues

Certe volte quando viaggi ti senti proprio un ignorante. Poi, assalito dagli scrupoli che i tuoi studi precedenti ti instillano, cerchi di colmare le lacune leggendo qualche nozione sulla guida. Sfogliando i quattro cenni storici che la sempre incompleta Lonely Planet ti offre, tiri un sospiro di sollievo e visiti i luoghi turistici con più serenità. Ma quando arrivi a casa e magari ti leggi un libro serio sul paese appena visitato, lì ti senti proprio un fesso. Continua a leggere Cambodian blues

L’U Bein bridge, 2 chilometri di suspense

Io e i ponti abbiamo sempre avuto un rapporto controverso; da romantica quale sono ho letto di ponti, ho viaggiato per cercarli eppur li temo. Ricordo ancora l’emozione ancora intatta della prima volta che passai in macchina sul ponte Vasco de Gama a Lisbona, ai tempi il più lungo d’Europa. E mi viene in mente quel sentimento di gioia esasperata provato guardando la sagoma scura del ponte 25 de abril. Il sole tramontava dietro la struttura di metallo e gli si sovrapponeva creando l’effetto di una foto contro luce. Anche lì però mi sono sentita assalita da una paura tremenda e i sintomi sono sempre gli stessi: si accelera il battito cardiaco, cerco un passamano dove aggrapparmi, mi scappa la pipì. É panico. Continua a leggere L’U Bein bridge, 2 chilometri di suspense

Singapore delle meraviglie

Singapore mi ha fatto sempre pensare ai bachi da seta e a Hervé Joncour, il protagonista di quel romanzo di Baricco che ci andava spesso per i suo affari tessili. Non all’aria pulita da prato verde svizzero che vi ho respirato, ai giardini, ai parchi, alla varietà di fiori che la punteggiano. Continua a leggere Singapore delle meraviglie

Astinenza sportiva e possibili rimedi

Calciatori: lasciate a casa gli scarpini. Tennisti: appendete la racchetta al chiodo. Nuotatori e pallanuotisti: portatevi gli occhialini ma solo per ammirare le bellezze sottomarine. Eh, sì, se andate in Asia per qualche tempo sarà difficile che riusciate a praticare i vostri sport preferiti durante la vacanza. Dovreste proprio volerlo dal profondo del cuore; non vi capiterà per caso. Ma se siete dei lottatori, invece, potreste trovare facilmente pane per i vostri denti. Continua a leggere Astinenza sportiva e possibili rimedi

La fidanzata thailandese

Mi piacerebbe aprire una finestra sui Soi più conosciuti di Bangkok senza suscitare troppe polemiche. Innanzi tutto spieghiamo cos’è un Soi. Si tratta di un vicoletto annesso ad un’arteria principale e numerato a seconda dell’altezza in cui si trova. Un po’ come i nostri numeri civici: i Soi pari stanno a destra e quelli dispari a sinistra, o viceversa. Queste stradine, spesso senza uscita, non comunicano tra di loro e portano a diverse case e palazzi. Ovvero tra il Soi 6 e il Soi 8, per esempio, non c’è passaggio perpendicolare. La cartografia delle città thailandesi assomiglia quindi a tante lische di pesce radunate insieme, piuttosto che al calco di un accampamento romano. Continua a leggere La fidanzata thailandese