Effetti indesiderati della cucina asiatica: Thailandia e Birmania (1ª parte)

Ritorno a parlare di Pechino Express perché ho una domanda che mi frulla nello stomaco e anche più giù: ma come fanno, i concorrenti, a mangiare un po’ di qua e un po’ di là quello che trovano senza prendersi  qualche accidente? Gli danno le capsule di sopravvivenza degli astronauti o gli sparano delle pere di Normix direttamente in vena?

mercanteL’esperienza alimentare asiatica, infatti, non lascia incolume nessuno, potrei giurarci. Lo dico perchè è uno degli argomenti culto dei viaggiatori -mattina e sera- inutile che poi la gente neghi, al ritorno.

Non la fa franca nemmeno chi, come me, in Messico riuscì a  eludere con vanto la famosa “vendetta di Montezuma”. E, comunque, una cosa é qualche piccolo mal di pancia con al massimo due linee di febbre, un’ altra è entrare in contatto con bacilli e vibrioni che ti assaltano l’organismo come grosse palle da bowling lanciate verso lo strike. A me è successa sia l’una che l’altra cosa in Asia, perché ci sono diverse intensità di malesseri a seconda del paese in cui vai, ed a volte è proprio una dura lotta che val la pena di raccontare ai posteri.

verdure-birmaneIntanto, vorrei sfatare il mito secondo cui basta non mangiare insalata e verdure crude, frutta con la buccia e ghiaccio che non si sa con che acqua è fatto. Ovviamente seguire queste norme aiuta, ma non ti dà garanzie né ti preserva, nemmeno se ti lavi i denti con l’acqua di bottiglia sigillata con la ceralacca come me. Appena arrivata a Bangkok, infatti, ho subito avuto il mio battesimo del fuoco e mi ritenevo particolarmente sfigata nel cercare pappine occidentali all’Auchan, per far rientrare l’allarme-febbre. Per fortuna la Thailandia, se si vuole, é abbastanza pulita, e i farmaci abbondano: passò tutto presto. Ricordo un ragazzone, pescatore australiano che alla sua sesta esperienza a Pukhet mi disse che il primo anno era stato male da pazzi, nessuna medicina funzionava e aveva dovuto tirare le reti in secco, salvo poi recuperarsi grazie a dei lassativi (sì avete capito bene, ma voi non provate.) Questo incontro mi fece ben sperare e pensai: “vabbè , adesso almeno avrò gli anticorpi per tutto il viaggio”.

inleSbagliato! Paese che vai, bacilli che trovi. Innanzi tutto, anche tra paesi adiacenti cambia la cucina. In Birmania, per esempio, è tutto molto più autentico, in alcuni posti, come il lago Inle, direi squisito. Ho provato pomodori cresciuti nelle piantagioni sommerse a lato delle palafitte, il pesce spennellato con spezie ramate di cui non ricordo il nome –mannaggia-  e la carne dei bufali, che si bagnano placidi nei canali secondari. Non avrei dovuto ammalarmi in mezzo a tutta questa natura e mancanza di OGM eppure… anche l’acqua del lago piu’ pittoresco dell’Irawaddy  fa male, se ci lavi i piatti dentro. Basta solo che le stoviglie dei ristoranti non siano perfettamente asciutte. Tu le vedi pulite, ci mangi, ma poi loro ti fregano. La stessa cosa succede nelle famose sale da tè di Yangoon, che ti tentano perchè pensi: “tanto il té è bollito a 100 gradi, bevo tranquillo!”. Ebbene sappiate che per ammazzare i germi, deve rimanere sul fuoco almeno 5 minuti dopo il primo bollore, cosa che nessun maitre birmano gli fa fare. L’aggravante è che le cosiddette “sale” molto spesso sono porzioni di marciapiedi, occupate da seggioline di plastica sporca, al cui lato scorre un canale di scolo.

pane-e-panelle-birmaneConsideriamo anche che lo hobby nazionale birmano è masticare una foglia ripiena di fruttini rossi con una polpa granata che imbratta i denti dei già poco attraenti uomini del luogo. Beh, questi frutti, a parte il danno alle dentature, mettono in seria crisi la nettezza urbana: i tuoi vicini li sputano tutt’intorno a te, i più educati nelle canalette magari, ma le mosche sono tante e amano i turisti. Scusate il puntiglio della ricostruzione poliziesca, ma uno deve investigare nei percorsi per capire, avere degli insight tra le pareti del bagno. Specialmente quando sei molto ipocondriaco, discretamente giovane e molto attento … eppure ti ammali lo stesso!

Beh, vi dirò per concludere in bellezza che in Birmania, tra un down e l’altro, ho provato il miglior coconut rice in foglia di banana di tutto il viaggio e che, comunque, sono sopravvissuta grazie a un pacco di taralli regalato da un medico italiano, in vacanza con la famiglia. Quindi non fate come i pechinesi espressi che sperano nella solidarietà locale: portatevi carboidrati tascabili per ogni buon conto.
Licenza Creative Commons
Animals &co Effetti indesiderati della cucina asiatica: Thailandia e Birmania (1ª parte) e rettili di Alessia Biasatto è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Annunci

4 pensieri riguardo “Effetti indesiderati della cucina asiatica: Thailandia e Birmania (1ª parte)”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...