La fidanzata thailandese

Mi piacerebbe aprire una finestra sui Soi più conosciuti di Bangkok senza suscitare troppe polemiche. Innanzi tutto spieghiamo cos’è un Soi. Si tratta di un vicoletto annesso ad un’arteria principale e numerato a seconda dell’altezza in cui si trova. Un po’ come i nostri numeri civici: i Soi pari stanno a destra e quelli dispari a sinistra, o viceversa. Queste stradine, spesso senza uscita, non comunicano tra di loro e portano a diverse case e palazzi. Ovvero tra il Soi 6 e il Soi 8, per esempio, non c’è passaggio perpendicolare. La cartografia delle città thailandesi assomiglia quindi a tante lische di pesce radunate insieme, piuttosto che al calco di un accampamento romano. Nessun cardo né decumano, ovviamente: dobbiamo smettere di guardare le piantine delle città siamesi con occhi Romanocentrici.

bnkCapire ciò è fondamentale per non perdersi tra le vie ma  anche per entrare nella mentalità locale. Insomma, questa segregazione tra una via e l’altra favorisce i posti nascosti, le attività che non si devono svolgere alla luce del sole e forse anche un po’ di degrado in più rispetto a quello cui siamo abituati. Resta il fatto che una forma d’ordine c’è, e la stessa forma d’ordine si estende anche alle piccole attività illecite, come la falsificazione di documenti, la vendita di merce tarocca e la stessa prostituzione, che però tale non è. Non sempre almeno; sarebbe meglio trovargli un altro nome.

Se parliamo di prostituzione dovremmo intendere una situazione in cui un corpo e’ venduto in cambio di denaro per scopi sessuali. Nella stragrande maggioranza dei casi, in Europa, questo scambio è aggravato dal fatto che chi compra approfitta della mancanza di alternative di chi vende. Di una situazione di bisogno insomma, di minaccia o di ricatto. Non mi metterò certo a spiegare cos’è un magnaccia, né come le schiave che lavorano in Europa vengano fatte arrivare illegalmente dai loro carcerieri e subiscano violenza.

furgo-barIn Thailandia però, dico nella Bangkok del 2014, non ho visto un’identica situazione. Probabilmente non mi sono addentrata nei Soi più sordidi, perchè il mio viaggio non aveva uno scopo umanitario né antropologico. Quello che ho notato però è che ci sono molte, moltissime ragazze che concepiscono la loro avventura di due settimane con il turista come una dignitosissima relazione a pagamento. Sì perché la cosa sorprendente è che molte di loro, diversamente da come siamo abituati, hanno la possibilità di scegliere. La Thailandia del 2014 infatti, grazie ai proventi del turismo e agli investimenti esteri  spesso offre ai suoi abitanti la possibilità di un lavoro diverso. Di certo non sarà un lavoro che dà accesso ai ristoranti o alle discoteche più esclusive. Ma per molte intrattenitrici da bar c’è stata una scelta consapevole e ponderata a monte, pertanto non riesco più a vederle come le nuove vittime dell’Occidente. E’ un po’ presuntuoso pensare che l’unica cultura in grado di giudicare questi fenomeni sia la nostra. Di certo la loro scelta non viene reputata esecrabile dall’opinione pubblica e non è motivo di emarginazione, c’è da tenerne conto. Probabilmente uno stato dove la maggioranza pratica la religione buddhista non è soggetto al vincolo di doversi esprimere in merito a questioni morali che sono più nostre che loro. Dobbiamo tenere presente che le economie asiatiche si basano anche sulle mille fregature che i cittadini riescono a rifilare ai turisti fuori dai templi mentre nessuno li condanna, nemmeno i monaci. Non mi stupirei se il dibattito, in futuro, si spostasse più sulla creazione di una partita iva per queste signorine piuttosto che sulla loro “libertà di imprendere”.

singapore_2Quello che voglio dire, insomma, è che, a lato di fenomeni universalmente condannabili come lo sfruttamento, la pedofilia o la violenza, ci sono anche delle realtà di mezzo che dobbiamo osservare nel loro evolversi. La Thailandia di oggi è diversa dalla Cambogia, per questi argomenti, così come la Francia è diversa dall’Albania. Non mi piace nemmeno quando si parla di sottocultura perchè sapere una lingua europea in cui sostenere conversazioni, per uno che parte da un alfabeto come quello thai, non e’ ignoranza e la cultura thai è comunque molto ricca, pur non incorporando le stesse nozioni scolastiche impartite nel nostro mondo. Credo in verità che molte di esse non siano nemmeno indispensabili per il raggiungimento dell’autonomia personale e decisionale. Ancora una volta, quindi, cerchiamo di adottare una prospettiva più  a mandorla se vogliamo usare i nostri occhi per giudicare società diverse sì, ma pur sempre in costante progresso.
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La fidanzata thailandese di Alessia Biasatto è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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