Le magie della Piaggio in India

Risale a qualche tempo fa la notizia di una mia amica che fu presa a lavorare alla Piaggio. In quel momento, trattandosi dell’ufficio stampa, fui pervasa da un minimo di invidia. Minimo perchè poi, a ben guardare la retribuzione, si trattava di 500 euro netti al mese. Stage formativo insomma, o poco più. La mia amica che ha 35 anni, come tanti “giovani” italiani, e’ gia’ stata ampiamente “formata” da molti maestri. Ma si sa che la crisi livella gli stipendi e che le aziende si trovano oggi in grande difficoltà.

Difficoltà? Certo, la vespa va ancora di moda e forse di più, ma e’ bella cara proprio per questo e, in fin dei conti, quante se ne vedono in giro? Non tante da dare lavoro ai molti operai in esubero, nonostante i giochi di potere ed i matrimoni strategici tra FIAT Piaggio e General Motors. Pensiamo  per esempio a Lapo, che si è messo a vendere le felpe e gli occhiali.mg_2753

Quello che la gente non sa, tuttavia, è che, a parte qualche altro scooter di cui a stento ricordiamo il nome in Europa, la Piaggio ha praticamente monopolizzato un mercato a noi del tutto nascosto, in Asia. Mi riferisco a quello dei TUC TUC, che non sono biscotti, bensì delle specie di Ape-cross con baldacchino, perfette per il trasporto di passeggeri che vogliono spendere poco. Ce ne sono di meravigliosamente bardate in Thailandia, ma io mi voglio soffermare sul mercato più grande ed esclusivo: quello dell’India. Qui i cosiddetti rick-shaw trasportano incessantemente tanto indiani quanto turisti e per la loro maneggevolezza sono persino adatti alla guida contromano in autostrada.

Giuro, ho visto e provato l’ebbrezza di inversioni a U sorprendenti in carreggiate immaginarie, più strette del corridoio di casa mia. Tanto c’è la trombetta a lato del manubrio, e guai a chi non si tira in parte.

Ci passano, i guidatori, perchè a loro sembra di avere un vespino con cui “sculare” velocemente di fronte al pericolo, anche se tu, nel lungo sedile retrostante, perdi sette anni di vita a corsa. La Piaggio, inoltre, in India, puo’ permettersi di risparmiare sugli ammortizzatori. Effettivamente e’ una spesa superflua, almeno sulla parte dietro, vista l’abitudine dei passeggeri alle buche e l’essenzialità della carrozzeria. Un lamierino, direbbero dalle mie parti, come la vecchia Panda ma senza rivestimenti interni.

Eppure molto romantici questi rick-shaw, tutti uguali, gialli e neri a rivestire il sogno di libertà di molti lavoratori in proprio. Quella del guidatore di Ape è infatti una signora carriera. Credo che la casta che vi può accedere non sia nemmeno troppo umile. Infatti, nelle singole città, i guidatori fanno lobby e vi assicuro che, nonostante il prezzo sia basso per i locali, se voi cercherete di trattare al di sotto del limite tacitamente convenuto dal cartello degli chauffeur, nessuno vi tirerà su. Se poi farete arrabbiare l’autista che molto vigliaccamente ritratta sul soldo pattuito a metà percorso, potreste essere abbandonati nelle back waters di Kovalam in Kerala, come è successo a me. Ma niente paura, passerà sempre qualche altro rick-shaw per di là, perchè ce ne sono a centinaia, a migliaia, e mentre guidano non sempre riescono ad aggiornarsi sulle malefatte dei colleghi. Sono fieri, i guidatori, e, pur non potendo personalizzare il mezzo ai livelli thailandesi, credo siano gli unici in India che cambiano il loro veicolo quando diventa vecchio. Ho visto molti depositi di rick-shaw rottamati: forse la Piaggio ha introdotto gli eco-incentivi anche qui!

Se lo ha fatto è davvero pioneristica come azienda, perchè consideriamo che gli autobus (la concorrenza) sono quasi tutti vecchie corriere americane senze finestre, con dei sedili da fachiro e trombe probabilmente riciclate da navi da crociera. Se ci tenete al vostro udito, dunque, prendete comunque il rick-shaw: sono soldi ben spesi in salute e aiutate un’azienda italiana in crisi. Pensate che sono molti i mastini che hanno fiutato l’osso indiano ormai: la Bmw da quest’anno produce anche in Tamil Nadu e lo stesso fa la leggendaria Royal Enfield delle motociclette, che qui puoi avere per 1.400 euro anzichè i 7.000 pagati in Europa, a parità di modello. Il sospetto che la qualità sia inferiore, conoscendo il metodo di lavoro indiano, si insinua di prepotenza e forse queste due marche blasonate potrebbeo, in futuro avere dei problemi.

Alla Piaggio, invece, che gliene frega? Lei ha quasi tagliato fuori America ed Europa (a parte qualche muratore lucano ancora affezionato) e produce per un mercato poco esigente realizzando addirittura uno dei sogni dell’indiano medio. Una magia pari a quello della Apple con l’Iphone in Occidente: la qualità non eguaglia il prestigio, eppure…

Considerando che si tratta di un paese di oltre cento milioni di abitanti direi che l’azienda italiana può tirare un sospiro di sollievo. Magari l’anno prossimo potrebbe anche dare un piccolo aumento alla mia amica, nonostante la crisi. Facciamo cento euro, per la buona volontà.

Licenza Creative Commons
Le magie della Piaggio in India di Alessia Biasatto è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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