L’India in tempo di elezioni

india_elezioni-2Due giorni fa mi arriva un messaggio: in India l’opposizione ha vinto le elezioni. A Chennai, appena atterrate nell’India elettorale, un tassista si rifiuta di arrivare a destinazione “causa un comizio” dice … menzogna, pensiamo. E invece e’ vero: qualche giorno dopo la città si riempie di palchi gallonati e locandine. La mattina la sveglia ha il suono di megafoni che gridano basta corruzione. Osserviamo i manifesti anni ’80. E quando a Fort Cochin decidiamo di contrattare un autista che ci porti a vedere il sontuoso palazzo di Mysore e i templi cesellati di Halebid e Belur, troppo imbucati nella campagna indiana per farsi scovare senza aiuti, la strada è tappezzata di check-point, posti di blocco. Qui la polizia ferma le auto, ficca la testa nell’abitacolo, chiede di ispezionare le valigie, si fa aprire portabagagli e zaini e ci sbircia dentro con due dita, come fai quando cerchi uno scontrino nel tuo portafoglio. Poi dice: tutto ok. Sorriso-Durbans perché siamo turisti.

india_elezioni-1E comunque gli interessano solo i contanti, mazzette che passano di nascosto da stato in stato e arrivano dove la gente è più umile. Le banche si disconoscono, la filigrana sporca, invece, remunera i voti. La stessa scena si ripete molte volte finché, parcheggiati sul ciglio della strada, ansiosi di ripartire dopo la noia dell’ennesimo controllo, un tir guidato da un sedicenne senza patente prima ci rifà la fiancata e poi si incastra su di noi in retromarcia. Chissà quanto costa un carrozziere in India, adesso …

Lui, il ragazzetto, non ha né patente né assicurazione. Le discussioni sono accese e culminano quando il capo del check-point, un poliziotto sosia di Gigi Sabani, alza la verga di bambù (accessorio-chiave di tutte le forze dell’ordine) e sferza con gran disinvoltura il ragazzo. Una, due, tre volte … soffriamo anche noi per lui: lo bastonano davvero! Poverino, stava allungando 10 dollari nel tentativo goffo di corrompere il nostro autista stralunato. Forse sperava che il Ganesh appeso al suo retrovisore gli moltiplicasse pane, pesci e anche denari ma le suppliche mentali sono vane, e  i soldi rimangono sempre insufficienti a rifondere il danno.

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A questo punto però, in un momento di sbadataggine generale, il ragazzino si assenta per andare a prendere una cosa nel suo tir – vecchia la scusa –  e invece salta in cabina scomparendo in una nuvola di polvere. Due poliziotti grassocci impiegano troppo tempo a realizzare l’accaduto, ma alla fine rimediano un ciclomotore con le ruote sgonfie e “corrono” all’inseguimento del camion. Troppo tardi: i due ritornano dopo 5 minuti scarsi, con in tasca una sconfitta crepuscolare che non gli brucia nemmeno troppo.
Loro riprendono placidamente i controlli; noi ci domandiamo se, in questa India che sgomita per vincere la corsa al software, non si possa chiamare il check-point seguente col cellulare e far bloccare il fuggiasco dai colleghi. No, non si può, se nessuno ci pensa. E la storia si conclude così, con la ruggine che già aggredisce la nostra fiancata ammaccata, un autista nervoso e una storia da esportare a ovest.
Licenza Creative Commons
L’India in tempo di elezioni di Alessia Biasatto è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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