Thailandia oggi: colpo di stato o colpo fischiato?

Un campo di boyscout, questo ci sembrava il presidio dei ribelli di Bangkok all’indomani del nostro arrivo in Thailandia, ai primi di febbraio. Eravamo un po’ a digiuno di questioni asiatiche ma di certo, se ci sono stati ben 18 colpi di stato dal 1946 ad oggi, vuol dire che non fanno notizia o che la gente ci convive senza lagnarsi all’estero. Noi ci siamo accorte del malcontento solo dopo una giornata di shopping intensivo al centro MBK, Mecca della maglietta contraffatta e dell’accessorio cool per Iphone. All’uscita c’era un cartello con la scritta FREEDOM, unica in inglese, e poi una serie di punti messi nero su bianco. Tutto in alfabeto thai che, se anche fossero state regole antincendio era uguale perché comunque non si capiva nulla. Però, guardando sotto il ponte di collegamento alla metro, si vedevano anche decine di igloo da campeggio, allineati sulle righe di vari campi da basket e parecchie coccarde con la bandiera thailandese.

thai-rivolta-1Mettendo a fuoco, ho scovato un fischietto enorme, fatto di cartapesta, anch’esso a righe rosse bianche e blu, e ho capito che quello era il simbolo dei dimostranti. Una protesta discreta, fischiettata appunto. Avvicinandoci abbiamo capito che i capi volevano li fotografassimo, che postassimo la loro storia in Occidente.

Le difficoltà di comunicazione in Thailandia sono parecchie: se si vuole conoscere informazioni base, come il costo di una camera o l’orario di un autobus è facilissimo, ma scambiarsi opinioni politiche in inglese è qualcosa di cui solo un ristretto manipolo di Thai è capace. Approfondire poi, è un concetto di cui abbiamo avuto nostalgia per tutto il viaggio, perché richiede abilità più che scolastiche e non ci basta un sorriso per simpatizzare con la loro causa. Insomma, non riusciamo a capire il reale grado di oppressione della gente thai, che proprio usando questo appellativo si definisce letteralmente: “libera”. Abbiamo capito che il primo ministro donna curerebbe, al solito, gli interessi di pochi privilegiati e lascerebbe il popolo senza le necessarie riforme civili. Una sfaticata riccona che si rifugia a Hua Hin quando i cittadini insorgono e che sembra incapace di prendere la situazione in mano. Un burattino di altri poteri forti. Però, non sappiamo chi siano questi speculatori, né ci danno prove. Quello che si nota è, anzi, certo benessere diffuso, l’abbondanza di lavoro che a noi manca e strutture ospedaliere ragguardevoli, se parliamo di Bangkok. Tutti i nuovi ricchi, dalla Birmania al Vietnam, vanno a curarsi nella capitale indocinese. Ormai fa concorrenza a Singapore per i grattacieli ed il pullulare di attività, che aprono con uno standard già molto alto ed in costante ascesa. Basta andare a Pratunam, a Silom, a Siam, per capirlo e per classificare il potere di acquisto di molti thailandesi: spendono quanto i turisti e di più. Nel Siam Paragon ci siamo sentite delle poveracce, se proprio vogliamo dirlo.

Certo, è un centro commerciale di lusso, ma vedi gente di tutti i tipi e negozi di quelle griffe che ritrovi facilmente anche nelle maglie dei tuoi vicini di metro. Solo che loro se le comprano originali, e tu no.

E poi il lavoro … a prima vista notiamo che molte professioni, come il cameriere o il gestore di hotel non trasudano lo stesso stress cui siamo abituati nelle strade europee. thai-rivolta-3Ci sono, nel Pizza Company di Khaosan Road, ben 10 attendenti per 3 clienti. Ridono, scherzano, si inseguono per gioco con la caraffa dell’acqua e, se per caso non arrivano a fine mese, lo nascondono molto bene. Sono ordinati e puliti nelle loro divise, come quello che fa i letti nel treno notturno da Bangkok a Koh Samui. Sembra quasi un ufficiale della Finanza nel suo completo grigio, ma lui ha solo quel compito: tira giù le cuccette e stende le lenzuola pulite per i passeggeri. Nella sua semplicità questo servizio funziona da Dio ed è grazie al suo zelo. Sono alcuni dei molti esempi di lavoratori apparentemente appagati che vediamo per tutta la Thailandia, da Koh Samet a Chiang Mai e da Chonburi a Phuket. Mi rendo conto, la campagna e i sobborghi devono essere un’altra cosa ma, guardando dal finestrino del treno, mi chiedo: non abbiamo dovuto spostarci anche noi giovani europei per migliorare le nostre condizioni? Non e’ facile giudicare e nel frattempo le cose peggiorano. Dopo qualche tempo in Birmania ritroviamo il Monumento alla Vittoria presidiato dai sacchi di sabbia e qualche check point dell’esercito sparso per le zone centrali. In teoria Bangkok vive uno stato di assedio e sentiamo che c’è il coprifuoco. Cercano di farci sentire al sicuro, comunque, per loro siamo importantissimi: noi siamo la ricchezza del paese e la ministra non manca di lanciare anatemi sulla fuga dei turisti se i ribelli non deporranno i loro fischietti. I poliziotti fermano i taxi con la paletta per noi, gl’impongono di metterci il tassametro. Troppa grazia! Ad un’occhiata superficiale non vediamo armi nè pietre tra i manifestanti, ma i tafferugli avvengono nella città, e ci informano che ci sono stati dei morti. Sempre le solite tendine igloo, che adesso però sovraffollano anche il parco di Lumpini. E io che pensavo che ci fossero concerti gratuiti in quel giardino di baraccati! Niente, quando andiamo in giro noi, non succede niente! Non so se rallegrarmi: non siamo delle spericolate ma ci piacerebbe renderci conto della misura del problema, visto che siamo lì. E invece continuiamo, fino a fine viaggio, a sostenere che è tutto tranquillo. Se telefoniamo a casa diciamo che non c’è da preoccuparsi. Anzi, godiamo del fatto che le tariffe degli hotel di lusso siano scese ed ora sguazziamo nella piscina di un 5 stelle per meno di 40 euro a notte. Qualcosa, comunque, vorrà dire..

Nel confrontarsi delle forze in gioco capiamo che c’è un’unica certezza: il re. Sembra che tutti lo amino. Super partes, mi viene da dire, come il Juan Carlos cui Franco passò il testimone della Spagna dittatoriale. Forse no, ma l’immaginario popolare lo vede spesso altrettanto eroico e lo custodisce in cornici barocche dove taglia nastri di grandi progetti, stringe proboscidi agli elefanti sacri e infine svetta in alta uniforme in quadri che presidiano, oppure benedicono, gli edifici più importanti.

Al ritorno a casa, nel pieno dell’emozione dei racconti e dell’entusiasmo per la Thailandia (“Ragazzi, se tutto va in vacca qui, vado a vivere a Phukhet!”) arriva la doccia fredda: colpo di stato a Bangkok, l’esercito prende il controllo del paese. E allora sì che ci sentiamo spiazzate! Mi confortano solo i commenti all’articolo del Corriere, che sono sulla linea dei miei. Scorrendo la pagina internet si leggono piccole perle degli utenti: “Io sono molto tranquillo: ho già prenotato le ferie ad agosto” oppure “ci vado da 20 anni con mia moglie e abbiamo già vissuto altri momenti simili, non c’è nessun pericolo, non più che andare a Milano…”

Sarà… ma prima di programmare un altro viaggio attendiamo gli sviluppi.

Licenza Creative Commons
Thailandia oggi: colpo di stato o colpo fischiato? di Alessia Biasatto è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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