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Il bello del contingentare – visual tour dei tetti di Barcellona

Una città baciata dal sole e dal bel clima ha spesso una particolarità: i suoi tetti sono piatti, di modo che se ne possa usufruire per varie attività e, in ultima ratio, per stendere il bucato. Già, la famosa morbidezza dei panni stesi al sole del Dixan. Forse è uno di quei piccoli piaceri di cui molti si sono dimenticati, così come dell’avere un rapporto cordiale con i vicini, o del dedicarsi, senza affanni, alla cura della casa. Molti valuteranno questi dettagli come una magra consolazione, rispetto alla cattività della quarantena. Ma chi di recente è uscito da un lungo periodo di convalescenza, magari solo perché si è operato al legamento crociato e ha dovuto star fermo sul divano, sarà di un avviso diverso e spero, in questo momento, sarà avvantaggiato. Queste persone, nel momento in cui sono state costrette a casa, non hanno avuto concerti gratis, libri gratis, visite ai musei gratis, tornei on line cui partecipasse tutta la sua cricca sportiva, momentaneamente lasciata in pausa. E sono sopravvissute. Dopo mesi, si sono rimesse a camminare, con più o meno fatica e dolore, hanno ripreso la forma fisica e probabilmente sono anche cresciute, umanamente, dopo aver superato il peggio. Se, comprensibilmente, l’essere umano non tollera il pensiero dell’ammalarsi gravemente e dalla morte che ci sfiora,  c’è sempre la scelta di concentrarsi sulla vita. 

La vita, dicevo, è fatta di tante cose, e non solo di un’agenda da rispettare con l’ansia propria della routine lavorativa. Nessuno è più bravo degli altri, in questo momento difficile, ma penso che,come collettività, possiamo riprenderci il tempo che ci era stato sottratto, approfittare. Invece, sento costantemente parlare di noia. 

Non sarà perché questo zapping furioso che facciamo, tra le varie, incredibili, allettanti proposte del cartellone di quarantena, fa sì che non godiamo di nessuno degli svaghi che ancora ci impongono, come se fossimo macchine su cui va bene qualsiasi combustibile, anche l’olio di colza, purché il motore continui a girare? 

Non dico nemmeno di non fare niente e scrutare l’orizzonte, come i capi indiani, da cui pure potremo imparare. Ma sono a favore del contingentare. Scegliere UNA attività cardine, su cui imperniare la propria giornata apprezzandone così tutte le sfaccettature; questo sì che ci può salvare nel profondo.  Perché scegliere implica desiderare una più delle altre cose e, soprattutto, che questo desiderio si manifesti in noi forte e chiaro. Quelli che sono genitori sapranno che è importante insegnare queste cose ai bambini. E allora perché non le mettono in pratica anche loro, quando ci è richiesto di tornare a nascere, in nuove vesticasalinghe?

La manager di successo può farsi una maschera di bellezza o un peeling, con gli ingredienti che scova qua e là in casa. Può essere soddisfatta di questo, oggi. Domani farà un’altra cosa. Il tennista incallito può leggersi il meraviglioso libro di Agassi, se proprio non vuole sbrinare il frigo che si chiude a malapena, dopo che l’ha accostato malamente, ogni volta che scappava via per una partita.Io personalmente mi dedicherò a guardare i tetti di Barcellona, dove ci sono vicini che non avevo mai visto, ma ci si saluta, da qualche giorno, come se ci si conoscesse da sempre. L’aria è pulita come non mai e il cielo è azzurro pervinca. Penso che, come nella vita, non sono stata né troppo fortunata né troppo sfortunata. Non ho un giardino, ma sul tetto da poco ridipinto di bianco, posso prendere una boccata d’aria. Non posso fare il barbecue, come il vicino, che ha anche i cactus e una pianta di rosmarino. Eppure, da lontano, alzo il bicchiere e brindo alla sua salute. Mi vede, lo alza anche lui, ci sorridiamo. E pensare che un mese fa stavamo seduti ai lati opposti dell’assemblea del barrio, scontrandoci sul fatto che il bar di sotto dovesse rimanere aperto fino a tardi o meno. Queste attività non sono disponibili on-line e non mi hanno fatto uno sconto per spingermi a praticarle. Ma hanno il sapore dell’ultimo quadratino di cioccolata, che si scioglie in bocca lentamente e non si trangugia. Questo sapore intenso è ciò che ci farà ricordare quella marca, sono sicura, quando potremo finalmente uscire a ricomprarlo. Contingentate, gente, dunque, contingentate…

Lone traveller: vantaggi e svantaggi del viaggiare da soli

Quando sei in giro per il mondo per qualcosa di più che una breve vacanza è raro sentire parlare italiano. La maggior parte dei cosiddetti lone-traveller vengono infatti da altri paesi, prevalentemente anglosassoni, notavo. Comunque, non è insolito trovare anche francesi e tedeschi e, per fortuna per me, anche qualche spagnolo. Quello che tutta questa gente ha in comune, nonostante l’appellativo, è la fiducia che durante il viaggio non saranno mai soli. Infatti, in questo anno sabbatico o in questi molti mesi che dedicheranno a viaggiare, saranno molto più inclini a fare amicizia, più aperti e ciarlieri che nella loro città d’origine. Molto probabilmente avranno dei momenti di solitudine e di reincontro con se stessi, ma anche di attività intensa e stanchezza positiva perchè alla fine stare soli è anche la possibilità di fare tutto ciò che si vuole, senza dover negoziare o cambiare il proprio ritmo per altri.IMG_9865
Secondo me è un’ esperienza da provare e pertanto credo che i pro superino di gran lunga i contro. Tuttavia, ci sono alcune cose da tener in conto, prima e dopo la partenza, alcune talmenti banali e vere che sembrano quelle barzellette della serie sai qual è il colmo per… ? Beh, ecco alcuni esempi.

1. Devi stare molto più attento quando attraversi la strada, soprattutto nei paesi in cui si guida a sinistra, perchè se sei distratto nessuno ti salverà. Ho riflettuto su questa banalità durante la prima settimana e mi è servito a portare a casa la pellaccia.

2. Se hai bisogno di un consiglio sui posti da visitare è meglio chiedere ad Occidentali, ed ancora meglio a persone con un background e un gusto simile al tuo. Almeno su certi argomenti non importa quanto tu voglia immergerti nella cultura del luogo: di solito uno mantiene i gusti e le necessità delle macro aree in cui vive. Sull’abbigliamento per le escursioni: considera sempre che un malese ti manderebbe nella giungla in ciabatte, ad esempio, e un indonesiano ti farebbe andare su un vulcano di 5000 metri in t-shirt perchè: “yes, you can do it!” , anche se non hai una giacchetta. Io se devo chiedere notizie su una spiaggia con il mare cristallino, poi, chiederò proprio ad Italiani perchè, incredibile a dirsi, li trovo sempre nelle migliori spiagge anche se nel resto del paese non ve ne è traccia. Se invece devo valutare se un monumento merita una visita o meno, lascerò perdere la lonely planet e chiederò forse a un tedesco o comunque a un europeo, che prima si è sicuramente informato su tutto meglio di me. Questo anche perchè in Giappone, chiedevo spesso ai locali quali fossero le attrazioni più belle del luogo e finivo sempre nelle le tombe degli imperatori, che alla fine sono quasi tutte fatte con lunghi percorsi di colonne rosse a finre in portali con meravigliose tettoie adoranate, per carità, ma vista una viste tutte.

3. Succede che uno pianifichi di fermarsi tot giorni in un posto ma poi si percepisca che il piano ha bisogno di una modifica perchè il posto non incontra le aspettative. A volte si è un po’ indecisi ma il mio consiglio è il seguente: il momento giusto per andar via è quando ti accorgi che stai iniziando a odiare tutti. Forse odio è un sentimento eccessivo, ma se anche noti un certo fastidio che inizia ad insidiarsi in te allora vai: prendi il volo, ti aspetta qualcosa di meglio. Non serve a niente fermarsi di più dove la doccia è sempre occupata o ti chiedono un extra su ogni piccola esigenza.

4. Quando puoi, soprattutto in Asia, prendi un fazzolettino. Ruba i tovaglioli al ristorante o persino imbosca un rotolo di carta igienica, a volte. Ti servirà sicuramente se non ami ripulirti con la pompa nei bagni di fortuna o anche vuoi fare uno spuntino di frutta in un chiosco ma non hanno idea di cosa sia una salvietta.

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I miei amici lone traveller.

5. Prima di partire fai degli esercizi di stretching sulle braccia. Allunga i muscoli e cerca di diventare flessibile come una scimmietta perchè dovrai metterti la crema sulla schiena da solo. Con il sole che c’ è in certi paesi è proprio tassativo e una delle cose più divertenti è guardare le schiene dei lone traveller. Magnifiche bruciature a forma di cinque dita che tendono a mete inarrivabili. Secondo me dovrebbero fare una classifica degli autospalmatori più bravi e conferire un premio per la miglior impronta creativa a fine anno. Comunque tranquilli perchè l’idea per il futuro già ce l’ho ed è brevettare un braccio meccanico che faccia il lavoro e sia il compagno inseparabile di ogni lone traveller. Se mi riempio di soldi poi vi farò sapere.

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Lone traveller: vantaggi e svantaggi del viaggiare da soli diAlessia Biasatto è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Guida pratica per sopravvivere al piccante in Oriente

Parlando di emorroidi arriva un momento in cui uno si chiede: ma come fanno a scamparle nel continente delle spezie e dei bazar? Come è possibile, almeno nella parte di India ed Indocina, che nessuno accusi il problema e continuino imperterriti a mangiare piccantissimo? Sì, perchè scelta in realtà non ce ne è; o mangi questa minestra o salti dalla finestra. Un mio amico che lavora all’ICS (Cosorzio italiano di Solidarietà) mi diceva che i rifugiati provenienti da Afghanistan e Pakistan, vanno dal dottore un giorno sì e un giorno no per l’annoso problema. Continua a leggere Guida pratica per sopravvivere al piccante in Oriente

Animals &co mammiferi e rettili

 

Quel drago del lago di Komodo e altri animali, che purtroppo non ho visto. A volte il mio pensiero va a quelle specie quasi in via d’estinzione che purtroppo, per ragioni di tempo, soldi o semplicemente per mancanza di fortuna, non sono riuscita ad ammirare nel loro habitat. Sì perchè andare allo zoo non fa per me. Nemmeno all’acquario. Il massimo della cattività che ho potuto concepire è stata la riserva dove curavano gli ceetah, ovvero ghepardi, in Sudafrica, per poi rimetterli in libertà. Peccato che per uno scherzo dato dalla pronuncia in inglese, ho pensato fino all’ultimo che si trattasse di scimmie (come Cita di Tarzan, per intenderci!)ed entrando sono rimasta di sasso di fronte all’ozio di quei velocissimi gattoni maculati. Continua a leggere Animals &co mammiferi e rettili

Effetti collaterali della cucina asiatica: India (2°parte)

cucina-asiatica_4Chi ha detto che in India le mucche non si mangiano? Sicuramente qualcuno che non era stato in Kerala oppure a Goa. Mi ricordo ancora il meraviglioso manzo  simil-bourguignonne gustato in un ristorante vicino a Baga, spazzolato via dal piatto come a cancellare anni di carestia. E per la cronaca mi ricordo anche la mozzarella di bufala goana, che non aveva niente da invidiare a quella della Santa Lucia. Ho detto la Santa Lucia,comunque, non quella di Battipaglia. Continua a leggere Effetti collaterali della cucina asiatica: India (2°parte)