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Viaggi di nozze alternativi: Michigan- Huron in moto d’acqua

Se un giorno dovessi sposarmi applicherei alcune modifiche sostanziali al protocollo tradizionale. Per esempio, introdurrei l’usanza secondo cui il dono di fidanzamento non è più convenzionale ma viene scelto, un po’ come il regalo della Befana, dall’interessato. Sì perché io, al posto dell’anello, avrei sempre desiderato ricevere una moto d’acqua. A dire il vero proprio che  il cavallo bianco del pretendente fosse sostituito dal natante, possibilmente almeno una 750 cc. E poi, però, che me la lasciasse pure.

Avete capito, proprio un jet ski, che vale più o meno lo stesso prezzo dell’anello ma potrebbe infondere al momento, se non l’eternità agognata, almeno una durata maggiore, considerando che la potremmo usare proprio a partire dalla luna di miele.

Una moto d’acqua è per sempre.

Passando dall’ilarità alla realtà, direi che per farsi un bel viaggio in moto d’acqua, ci vorrebbe un circuito grande, con stazioni di rifornimento, poche onde che inzuppino i vestiti e zero sale che incrosti i capelli e le sopracciglia. Sennò si perderebbe tutto il glamour e non sarebbe più un viaggio ma il remake di Cast Away.

Pensavo spesso che l’ideale sarebbe un lago enorme, con tanti paesini da visitare sulle sponde e luoghi dove dormire all’asciutto e cambiarsi, ovvero alberghetti carini di luoghi non troppo frequentati.

Quest’anno, dopo molte ricerche, ho trovato la zona adatta: la regione dei grandi laghi tra Stati Uniti e Canada. Ovviamente, non c’è bisogno di spingersi fino alle insidiose cascate del Niagara con la nostra idrogetto, anche se si ha notizia di una donna che vi si gettò dentro chiusa in un barile con il suo gatto e consta che  entrambi sopravvissero riportando solo qualche graffio.  Il suo nome, per chi vuole verificare, è Annie Edson Taylor.

No, noi comunque sceglieremmo il Michigan-Huron, la pozzanghera più grande del mondo (considerando solo i laghi d’acqua dolce), con un bacino che si riscalda velocemente nella stagione estiva, se è vero che poi vogliamo fare anche i tuffi e distenderci a prendere il sole sulla moto d’acqua.

Quello che sorprende al guardare il lago Michigan, è l’acqua azzurra, la sabbia chiara ed il moto ondoso anche sostenuto, che lo fa assomigliare al mare soprattutto quando osserviamo l’orizzonte e non si vede nessuna sponda ma solo cataratte d’acqua davanti a noi, infinite.

Il vantaggio è anche che qui, nonostante la vastità oceanica, non potrebbe arrivare nessuno tsunami né mareggiata … al massimo un’insolita “lagheggiata” su cui fare quattro salti e planate con la moto.

Su questo lago si sprecano i paesini bomboniera, dove fioriscono miriadi di casette dell’ America bene, quella bianca e protestante dei film dove nessuno puzza nonostante le pesanti le camicie di flanella a quadri rossi e neri.

Un paesino super romantico o semplicemente interessante da visitare potrebbe essere Charlevoix, con questo nome vezzosamente francese e le case-fungo, memorabile anche per i fiori che coltiva grazie a un clima praticamente mediterraneo.

Parlo dell’estate, ovviamente, perché nello stesso paese si trova anche uno dei caminetti più grandi al mondo, costruito su di un monolite, che non lascia buoni presagi per quello che riguarda l’inverno.

Comunque, tutto intorno al lago ci sono grandi distese verdi, lavanda, ciliegi e l’immancabile mais, che è un po’ come fosse il maiale della dieta americana: qui si approfitta di ogni sua scorza per renderti la dieta (e la vita) più stucchevole. Il risultato in termini di paesaggio è comunque eccellente: un ventaglio di colori bellissimi, soprattutto nella zona frastagliata dove si congiungono Michigan e Huron. Qui si trovano anche le isole in cui gli indiani approdarono in canoa per primi e le credettero pietrificazione di cuccioli annegati  nella traversata di una distrattissima mamma orsa. Manitou nord e Manitou sud, ammirabili dall’alto di dune sabbiose incredibili, che scendono a picco verso un lago turchese su cui ci abbagliano yacht bianchissimi.

Adesso capisco perché Candy- Candy, che era cresciuta qui, aveva nostalgia della casa di Pony. E soprattutto capisco quegli occhi che, al farsi seria la situazione, si riempivano di palline luccicanti nella profondità azzurra che un disegnatore giapponese in cerca di idee non poteva non rubare a questo lago meraviglioso.

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Mi rifiuto di visitare Vancouver!

Nella presentazione al pubblico di me stessa ho scritto senza remore “viaggiatrice di secondo pelo”. Questo perché mi considero piuttosto esperta, versatile rispetto alle diverse situazioni incontrate in viaggio e con una buona dose di accettazione delle differenze, data anche dall’età e dall’esperienza.

Devo constatare, tuttavia, che il pelo nello stomaco non mi è ancora cresciuto e certe volte trovo davanti a me situazioni moralmente inaccettabili.

Mi è capitato ad esempio a Vancouver, città sempre descritta come il paradiso di chi ama il contrasto tra mare e cime innevate e meta dei miei sogni rimandati. Oltre a questo, è famosa anche per il clima relativamente mite d’inverno, che richiama migliaia di altri canadesi mezzi congelati dalle rigide temperature della costa est.

Nessuno però ti dice che Vancouver è anche la città dove ha avuto inizio il fenomeno della speculazione immobiliare e della conseguente gentrificazione, che ha lasciato senza casa migliaia di cittadini. Questo perché una crescente quantità di straricchi asiatici ha investito cifre spropositate nelle case del centro, facendo lievitare artificialmente i prezzi (stimabili ora in milioni di euro per pochi mq) e costruendo condomini di lusso e zone ammiccanti al turismo di massa.

Gli sfollati, tuttavia, anche non potendosi più permettere un alloggio degno nella loro città, in molti casi non hanno abbandonato la piazza e vivono in delle specie di tendopoli a pochi passi dal famoso orologio a vapore che i turisti amano fotografare.

Non si tratta, tuttavia, di un organizzato campeggio di indignati che protestano.

Piuttosto, vi sono venute a vivere persone che hanno perso ogni dignità decoro e sono anche cadute nella terribile spirale della tossicodipendenza. Non parliamo di quattro canne e due pastiglie, né di un paio di vie che é meglio evitare.

Vengono a migliaia da tutto il Canada e dagli Stati Uniti, invece, per andarci molto ma molto più pesante. A Vancouver, infatti, l’eroina dilaga senza freni e infesta tutto il lato est del centro storico come una piaga inarrestabile, anche perché viene distribuita gratis dallo stesso Stato della British Columbia.

Sì, avete capito bene: pensano, in questo modo, di tenere alla larga le persone dal Fentanyl, droga killer che ammazza dopo sole poche dosi iniettate. In altre parole la situazione, per numeri e decessi, è decisamente sfuggita di mano e, come spesso accade in questi casi, si pensa al male minore o, almeno per quanto riguarda i politici, a mettersi al riparo dall’ecatombe. Non sta a questo blog giudicare una contingenza che ricorda tanto il Platzspitzdi Zurigo, ma si presenta ben 30 anni dopo, in uno dei paesi-faro per i diritti civili.

Tuttavia, credo che chi voglia intraprendere un viaggio con questa destinazione debba esserne informato: se devierete leggermente dai percorsi guidati, vedrete drogati che si fanno per strada usando ogni vena possibile, malati di mente che vagano soli e non assistiti, sporcizia e tanta, tanta disperazione. Io sono partitaria del vedere ogni aspetto per farmi un’idea reale del mondo, ma non è detto che si debba assorbire sempre tutto e raccontare solo il bello del viaggio oppure ignorare l’orrore concentrandosi solo sul waterfront colorato, magari con una birra in mano e sulla tavola qualche saporito gamberetto appena pescato.

Uomo avvisato mezzo salvato.

Se poi invece l’uomo è ancora più umano e vuole saperne di più, consiglio di vedere qualche video su youtube, specialmente quelli che parlano di come la famiglia Sahota abbia approfittato della situazione affittando letti ai derelitti, in alberghi fatiscenti e condizioni igienico-sanitarie a dir poco agghiaccianti. I suoi membri, tre anziani fratelli indiani, ricchissimi ma cenciosi, si sono guadagnati il vergognoso appellativo di slum lords e, ahimè, sono ancora a piede libero e visibili ai curiosi mentre consumano pasti con i loro ‘sudditi’ alla mense dei poveri.

Questa, forse, ad essere veramente cinici, è l’attrazione più stupefacente di Vancouver.

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