Archivi categoria: Myanmar

L’U Bein bridge, 2 chilometri di suspense

Io e i ponti abbiamo sempre avuto un rapporto controverso; da romantica quale sono ho letto di ponti, ho viaggiato per cercarli eppur li temo. Ricordo ancora l’emozione ancora intatta della prima volta che passai in macchina sul ponte Vasco de Gama a Lisbona, ai tempi il più lungo d’Europa. E mi viene in mente quel sentimento di gioia esasperata provato guardando la sagoma scura del ponte 25 de abril. Il sole tramontava dietro la struttura di metallo e gli si sovrapponeva creando l’effetto di una foto contro luce. Anche lì però mi sono sentita assalita da una paura tremenda e i sintomi sono sempre gli stessi: si accelera il battito cardiaco, cerco un passamano dove aggrapparmi, mi scappa la pipì. É panico. Continua a leggere L’U Bein bridge, 2 chilometri di suspense

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95 metri d’oro massiccio, è la mecca dei buddisti

Da una settimana cerco di fare ordine mentale per descrivere questi tre mesi di viaggio. É come bloccare il tempo, darsi la possibilità di guardare verso il cielo vertiginoso, trovarci la punta di uno stupa, le foglie di un albero al rovescio, la curva di una nuvola. E poi il becco di un rapace: lo puoi contemplare senza limiti di tempo, senza lo squillo del telefono a interrompere un momento che sembra durare un anno. Non drin.

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Noto che in questi giorni puntualmente propongo la descrizione della Shwedagon Paya, uno di quei luoghi-shock, che quando alzi il naso ti senti tu, il Buddha illuminato.  E vuoi restare lí. Ti piacerebbe annotare i cambiamenti della luce, vedere chi arriva e perché, entrare in quei piccoli templi. Perché non ho un altro obiettivo per fissare la luce porc…? o la Leica M di Doisneau.

A Yangon tornerei senza dubbio per te, Paya.
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95 metri d’oro massiccio, è la mecca dei buddisti di Alessia Biasatto è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Pechino express in Myanmar: la rivincita dei portafogli vuoti

Giorni fa, aspirata da un giro d’aria che forse soffiava da est, sono entrata in soggiorno proprio quando partiva la sigla dell’ennesimo reality: Pechino Express. Eccheppalle: la solita storia di un manipolo di famosi a titolo diverso che si misura con una grande prova di valore, in questo caso l’adattabilità agli imprevisti di viaggio. Mi è salito l’orgoglio dell’avventuriera rimpatriata, checcavolo, e ho iniziato anch’io a fare il tifo. Contro.

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