Effetti indesiderati della cucina asiatica: Thailandia e Birmania (1ª parte)

Ritorno a parlare di Pechino Express perché ho una domanda che mi frulla nello stomaco e anche più giù: ma come fanno, i concorrenti, a mangiare un po’ di qua e un po’ di là quello che trovano senza prendersi  qualche accidente? Gli danno le capsule di sopravvivenza degli astronauti o gli sparano delle pere di Normix direttamente in vena? Continua a leggere Effetti indesiderati della cucina asiatica: Thailandia e Birmania (1ª parte)

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Effetti collaterali della cucina asiatica: India (2°parte)

cucina-asiatica_4Chi ha detto che in India le mucche non si mangiano? Sicuramente qualcuno che non era stato in Kerala oppure a Goa. Mi ricordo ancora il meraviglioso manzo  simil-bourguignonne gustato in un ristorante vicino a Baga, spazzolato via dal piatto come a cancellare anni di carestia. E per la cronaca mi ricordo anche la mozzarella di bufala goana, che non aveva niente da invidiare a quella della Santa Lucia. Ho detto la Santa Lucia,comunque, non quella di Battipaglia. Continua a leggere Effetti collaterali della cucina asiatica: India (2°parte)

95 metri d’oro massiccio, è la mecca dei buddisti

Da una settimana cerco di fare ordine mentale per descrivere questi tre mesi di viaggio. É come bloccare il tempo, darsi la possibilità di guardare verso il cielo vertiginoso, trovarci la punta di uno stupa, le foglie di un albero al rovescio, la curva di una nuvola. E poi il becco di un rapace: lo puoi contemplare senza limiti di tempo, senza lo squillo del telefono a interrompere un momento che sembra durare un anno. Non drin.

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Noto che in questi giorni puntualmente propongo la descrizione della Shwedagon Paya, uno di quei luoghi-shock, che quando alzi il naso ti senti tu, il Buddha illuminato.  E vuoi restare lí. Ti piacerebbe annotare i cambiamenti della luce, vedere chi arriva e perché, entrare in quei piccoli templi. Perché non ho un altro obiettivo per fissare la luce porc…? o la Leica M di Doisneau.

A Yangon tornerei senza dubbio per te, Paya.
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95 metri d’oro massiccio, è la mecca dei buddisti di Alessia Biasatto è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Pechino express in Myanmar: la rivincita dei portafogli vuoti

Giorni fa, aspirata da un giro d’aria che forse soffiava da est, sono entrata in soggiorno proprio quando partiva la sigla dell’ennesimo reality: Pechino Express. Eccheppalle: la solita storia di un manipolo di famosi a titolo diverso che si misura con una grande prova di valore, in questo caso l’adattabilità agli imprevisti di viaggio. Mi è salito l’orgoglio dell’avventuriera rimpatriata, checcavolo, e ho iniziato anch’io a fare il tifo. Contro.

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Il Giappone in una app

Solo pochi anni fa il feedback dei vari Marco Polo tornati dalla Cina o dal Giappone era molto uniforme: bellissimo, affascinante, ma al di fuori delle capitali nessuno parla inglese. Il che li rendeva degli avventurieri agli occhi di tutti perché erano stati così arguti da farsi scrivere bigliettini da amici orientali per  poi consegnarli ai taxi, oppure da procurarsi in anticipo istruzioni nero su bianco nelle reception degli hotel visitati. Il tutto con una perdita di comunicazione importante perché nel dialogo questi viaggiatori non erano andati molto oltre le esigenze quotidiane del turista. A perderci era l’interazione con la popolazione più vera, quella che neanche per scherzo intende qualcosa di diverso dai logogrammi, eppure è la vera protagonista di mercati, templi e villaggi. I luoghi, insomma, dove più pulsa la vita.
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